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Diario
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13 agosto 2013

L'aria di Piazza Santa Maria

Ho preso la bicicletta non so quante volte, ho imparato a girare nel traffico, non ho imparato ancora ad andarci in piedi. Sono diventata velocissima, per tutto Giugno ho fatto casa Piazza Santa Maria Liberatrice e ritorno, ogni sera.  Ogni sera mi sono fermata nella piazza, davanti al Camù Bar, ho legato la bici al palo dello scuolabus e mi sono seduta ai tavolini a prendere qualcosa da bere.
Tu non sei mai arrivato.
Poi ho iniziato a voler andare li a tutti costi come se fosse l'unico posto per trovarti, l'unico in cui tutto era come prima, tu saresti sicuramente arrivato, avresti legato la bici accanto alla mia e ci saremmo seduti insiema al tavolino. Ad ogni persona che mi proponeva l'aperitivo al centro dicevo "certo ti porto io in un posto a Testaccio", come se avessi paura che non andandoci mi sarei persa proprio il giorno in cui saresti arrivato.
Ci ho portato Grazia, Fabio, perfino un gruppo di amici ciclisti con cui organizziamo le biciclettate la sera.
Ormai quelli del bar conoscono anche Gretina perchè per tutto Luglio, ogni Sabato tornando dal lavoro, ci siamo fermate al Camù, Greta il primo giorno ha mangiato tutto l'aperitivo del signore accanto, il secondo giorno il mio, il terzo il cameriere ha portato uno Spritz a me e un piattino con le pizzette a lei.
Ti abbiamo aspettato. Tu però non sei mai arrivato.

Ad un certo punto aspettarti è diventato divertente.
Una sera al tavolino, eravamo solo io e la mia bici, si è seduta una turista coreana e mi ha raccontato di come è la scuola in Corea, li studiano 9 ore al giorno e anche di più, sono sempre chiusi o a studiare o a lavorare.
Un'altra sera, eravamo solo io e Greta, mi ha fatto compagnia una signora, Monica, che ama i cani, ha un labrador, un meticcio e un cane nudo cinese e scrive programmi per Radio2. Si è lamentata perchè nel suo aperitivo, c'era troppo poco alcol "a cuba li fanno meglio!"ha detto.
Una sera sono andata a Testaccio con i vecchi compagni del Liceo, poi con il mio amico Matteo e le sue due figlie, poi con i ragazzi di arrampicata, una sera che tornavamo da un' uscita in parete. Il 3 Agosto ho offerto l'aperitivo ad Andreone perchè era distrutto per la morte della madre, il giorno dopo a Laura perchè Daniele, suo marito, l'ha lasciata per telefono.

Sono passati ormai tre mesi, stasera ho preso Lady Hawke e ho pedalato fino a Piazza Santa Maria, da sola. L'ho legata al palo dello scuolabus, ho preso una birra ghiacciata e ho brindato a te che non sei mai arrivato e a me che non sarei tornata più.





28 maggio 2013

Fotografia per chi non si ama più

Dopo anni che non lo sentiva, lo chiama al telefono, e lui capisce dalla voce che non c'è da chiederle come sta, in verità nemmeno gli importa: "vuoi venire qui nella stanza?"
"Si".
Fuori città lui ha un terreno con i cavalli, dentro al terreno una casina dove passa il fine settimana, dentro alla casa c'è una stanza allestita in modo curioso, Alice c'era entrata la prima volta a diciannove anni, l'ulitma a ventiquattro.
Ogni volta che Alice entra li le sembra che una tenda cali fra lei e tutto il resto del mondo.
Entra, e inizia il rito: si prende le caviglie con le mani, così che le si alza il vestito e lui può vedere il culo. Poi si avvicina e le stringe le mutande fra le natiche, la fa cadere in ginocchio e la trascina giù sul pavimento polveroso. Le tira via le calze, e poi la rimette di nuovo piegata con le ginocchia e le mani poggiate sulla polvere, la accarezza il culo e poi inizia a colpirla con la frusta lunga, quella che usa per far girare i cavalli nel tondino. Le toglie le mutande e va a prendere una spugna piena d'acqua, le bagna il culo perchè il dolore sia più forte. Poi la trascina sul letto sgangherato e prima di scoparla la prepara con la tortura dell'elastico in mezzo alle cosce.
Alice si addormenta sfinita, le gambe pendono nel vuoto alla fine del letto, in gola ha il sapore di bruciato che si ha dopo aver corso tanto in inverno.

Vede lei in bicicletta, è notte, le si buca la camera d'aria, spinge la bici su per una salita, non c'è nemmeno un lampione e si stupisce di vedere invece l'orizzonte che brilla sereno come se ci fosse il sole.
Arriva alla fine della strada ed è giorno, la bicicletta non c'è più, Alice è dentro ad un teatro all'aperto seduta su una sedia accanto a Mattia, lo guarda stupita ma lui le sorride e la fa sedere sulle ginocchia "vieni un pochino in collo" le dice.
Di fronte c'è una scenografa che continua a scattare foto, le deve usare per la scenografia del loro spettacolo, le appenderanno ovunque in scena.

- Alice girati anche verso di me - flash.
- Ora girati verso Mattia e fai finta di guardarlo - flash.
- Bravi dobbiamo fare vedere alle persone che faccia ha chi non si ama più -flash.

Alice ha le labbra che le tremano, è sempre più triste, vuole alzarsi ma Mattia la trattiene sulle sue gambe, Alice vorrebe chiedergli che cazzo stia facendo, ma non si gira verso di lui per paura di vedere l'espressione di chi non la ama più.
"Voglio andare via" dice Alice, ma nessuno l'ha sentita, non ha emesso suoni, lo ripete ancora, nessun suono.
La scenografa fa l'ultimo scatto, poi gira la macchina fotografica verso di loro per far vedere la foto.
Alice guarda lo schermo: lei ha l'espressione di chi sta per urlare, Mattia ha la testa piegata verso di lei e sorride sereno guardando l'obiettivo, come in una foto di compleanno.
Poi arrivano le Cocorosie e cantando South 2nd la staccano da Mattia, di colpo non c'è più niente, è di nuovo buio, loro continuano a cantare, la prendono per i seni, poi per le cosce e la mangiano con aria indifferente.

Alice si sveglia di colpo con il cuore che batte velocissimo, ha una voragine nel petto, le viene da piangere, pensa a Mattia, al giorno in cui si sono portati via i mobili da casa, a lui che gelido non vuole più niente, alle loro bici uguali e alla sua che ora è sotto la pioggia.
Lui è ancora nel letto sgangherato, è di spalle, d'improvviso si alza e va a pisciare in un secchio messo in camera, poi torna a stendersi. C'è uno odore acre misto a sudore, sperma e piscio. La stanza è buia e lui allunga una mano per capire se Alice dorma, ma senza assicurarsene si ributta di nuovo sulla sua pancia allargandole le gambe senza delicatezza.
Alice sbarra gli occhi e per resistere prova a fare il gioco che faceva da piccola: quando guardi fisso al buio senza sbattere le palpebre non capisci più se hai gli occhi chiusi o aperti.
Non ci riesce, e inizia a piangere. Perchè ha capito una cosa: che questo non fa più male di sua madre che dondola sul divano stordita, di suo padre che non c'è, soprattutto non fa più male di Mattia che le dice guardandola negli occhi "non ti amo più, è definitivo".

27 maggio 2013

Mentre dorme il pescecane

A casa nostra ciascuno insegue qualcosa: mamma la bellezza, papà il Sud America, mio fratello la perfezione, zia un fidanzato.
Io scrivo storie perchè il mondo di qua non mi piace, mi trasferisco nel mio e sto benissimo.
E il mondo di qua ha tante cose che non mi piacciono. Anzi direi che lo trovo brutto e decisamente preferisco il mio.
Nel mio mondo c'è anche lui che ha già una moglie.
Non devo assolutamente dimenticare quello che ha detto.
"Giurami che non vorrai avere una relazione sentimentale con me".
E io: "Lo giuro".
"Il nostro rapporto sarà un rapporto animale e non vegetale"
"Un rapporto animale".
"Due cani che scodonzolano quando si vedono e si odorano il culo".
"Per te sono bella?" gli chiedo.
"La più bella che c'è qui".
"Ma ci sono solo io".
"Embè?".
"Ti prego dimmi che per te sono bella".
"Il tuo culo è il migliore del mondo".
Ma la mia idea di amore non può essere di solo culo.
"Il mio viso, ti piace il mio viso?"
"Con un culo così che me ne frega del viso. E poi se c'è una cosa che mi fa girare i coglioni sono i complimenti a comando".
Allora smetto perchè non voglio fare come mamma.
Nonna racconta che mamma è sempre stata un po' pallossa. Quando era piccola, prima di andare a letto, salutava i genitori con un bacio e la buonanotte. Loro magari erano stanchi e rispondevano in tono distratto "Buonanotte".
"Datemi una Buonanotte bella!" Implorava la bambina.
"Buonanotte". Facevano loro un po'irritati.
"Non così, non così" È ancora più brutta di prima!"

17 maggio 2013

Battere e levare

Lo vedi tu com'è... bisogna fare e disfare.
Continuamente e malamente e con amore, battere e levare.
Stasera guardo questa strada e non lo so dove mi tocca andare.
Lo vedi, siamo come cani. Senza collare.
Lo vedi tu com'è... è prendere e lasciare.
Inutilmente e crudelmente e per amore, battere e levare.
Ma non lo vedi come passa il tempo?
Come ci fa cambiare? E noi che siamo come cani. Senza padroni.
So che tu lo sai perfettamente, come ti devi comportare.
Abbiamo avuto tempo sufficiente per imparare.
E poi lo sai che non vuol dire niente dimenticare.
E tu lo sai che io lo so e quello che non so lo so cantare.
Lo vedi tu com'è... come si deve fare.
Precisamente e solamente, battere e levare.
Vedo cadere questa stella e non so più cosa desiderare.
Lo vedi, siamo come cani. Di fronte al mare.

http://www.youtube.com/watch?v=UBQoUiTLPf8

27 marzo 2013

il gambero

Domani parto per Hannover.
A casa, su un leggio c'è un libro di fotografia e frasi indiane.
Presa da un incredibile momento di amore decido di prendere un pezzettino di carta per scrivere due righe al mio "amore" e infilarlo nel libro nella pagina di dopodomani così quando lo aprirà lo leggerà e sorriderà anche se io non ci sono.
Nella pagina del 29 Marzo c'è scritto questo:

"La vita è come un giardino. E' del tutto normale che le foglie si secchino e i fiori appassiscano. Soltanto se ci ripuliamo del decadimento del passato potremo realmente godere della bellezza di nuove foglie e fiori. Allo stesso modo dobbiamo ripulire la mente dell'oscurità delle brutte esperienze del passato. La vita è ricordo nella dimenticanza. Perdonate ciò che deve essere perdonato; dimenticate quel che è da dimenticare. Abbracciamo la vita con rinnovato vigore."
[Mata Amritanandamayi]

Penso: "vedi che coincidenza, è proprio quello che serve a noi. Ora gli scrivo una lettera".

Sulla libreria ci sono dei quadernini, ne prendo uno per strappare una pagina vuota per la lettera. Purtroppo prendo il quaderno sbagliato e leggo:
"Vorrei avere qualcuna a fianco con cui ricominciare da capo"
 e poi
" il mio cuore va in frantumi quando, al bar,  vedo Maya (?non riesco a capire il nome) arrivare con Juan".

Saranno pure cose passate ma ora mi vengono in mente un sacco di domande.
Il pensiero indiano del 29 è bello ma impossibile per ora, per me. E probabilmente per tutti e due.

Chiudo e rimetto a posto tutto. Niente lettera d'amore, non saprei più cosa scrivere.

È un peccato perchè ogni volta che ho uno slancio di questo tipo accadono, per caso, cose del genere che mi fanno tornare indietro.


È un peccato perchè ci tengo tanto ma non so cosa fare.
È un paccato perchè in generale le cose vanno molto meglio.




29 gennaio 2013

"ciao Amore, ciao Amore, ciao Amore ciao"

Oggi ho detto una cosa mai detta "Tu per me sei casa". Mi sono messa paura da sola nel momento in cui è uscita, se le cose le pensi hanno la loro potenza e importanza, ma rimangono tue, quando le dici pure ad alta voce, cacchio, come è diverso!
L'ho detta in un momento in cui è caduta nel vuoto. Ma se una cosa è così importante può la reazione o la risposta essere dettata dal momento?
Non lo so.
Ad ogni modo non lo dirò mai più, nemmeno sotto tortura e non perchè non lo voglia dire per orgoglio, semplicemente perchè non lo penserò più.

4 ottobre 2012

Se vai via prima spegni la luce

Ieri mi sono rimessa a guardare foto di qualche anno fa.
I capelli neri, poi rossi e poi castani; il sorriso sempre in faccia, le mani sempre poggiata da qualche parte, sul tronco, sul mio cane, sulla roccia, sui fianchi, sulle ginocchia.
Di foto recenti non ne ho per fortuna, di quelle vere, intendo, quelle mentre fai qualcosa con qualcuno, mentre sei in vacanza, quelle che ti fanno gli altri che sono con te, non quelle con l'autoscatto o fatte dai passanti (che poi vengono uno schifo perchè non trovo mai nessuno che sappia usare la mia macchina).

Nel frattempo sono cambiate molte cose.

Nel frattempo ho capito alcune cose.

-È importante sapere cosa voglio io, non cosa vogliono da me gli altri.

- Non so ancora di preciso cosa serve per una relazione, un legame con un altro essere umano, forse o capita o non capita, non serve nulla, o c'è o non c'è. Con Grace è capitato subito, come se fosse stata li da sempre, come se lo spazio mentale per lei fosse subito diventato tangibile.
Con la persona che amo è capitato dal primo secondo, ma lo spazio è rimasto sempre e solo mentale, non sono mai riuscita a toccarlo, ad allungare la mano e sentire il contatto, felice solo che ci fosse.

-Ci sono persone che scambiano l'affetto per una forma di ricatto e controllo.
Non funziona mai.

-Ci sono persone che incatenanto altre con le loro fottute paure e così l'altro è paralizzato di spavento. Non funziona mai. Prima o poi si viene ai coltelli. Giuro.

-Non serve il quieto vivere, serve capire. Capire e capire.

-Le parole non servono, hanno poco valore. Non ci credere, o meglio, prima di crederci aspetta che vengano dopo i fatti.

- La prima regola dell'improvvisazione è una delle regole più importanti della vita: non raccontare le cose, falle.

-Ogni volta che ci sono delle cose da sistemare non serve panicare, scappare, fare biglietti d'aereo, spendere mezzo conto in banca per viaggiare (ok, questo un pochino si); bisogna buttargli tempo addosso, fare decantare le cose, ragionare, lasciare andare le cose. Poi allora, forse, puoi
riprenderle.

-Dimentico in fretta il dolore, ma puntualmente ritorna e capisco perchè l'avevo rimosso.

-Sono ormai convita dell'immortalità dell'anima, se così non fosse sarei morta da un pezzo.

-Se hai una ferita, poche, pochissime persone, prenderebbero qualcosa per curarla, o ti chiederebbero "cosa è successo?" La maggior parte di loro di dirà "Pure io! E guarda la mia quanto è più grande, è più grave!"

-Non si torna indietro quando fai un errore, si va avanti; ma avanti vuol dire che lo zaino che ti porti è vuoto, per quanto cerchi sul fondo e in tutte le tasche, quello che hai buttato via nel cammino, non c'è più. Non l'hai perso, l'hai buttato.

-Mi sveglio presto la mattina e mi dispiace di non trovarti più nel letto. Oggi ho contato i secondi di pace che il dormiveglia mi regala prima di farmi mangiare lo stomaco dal vuoto cronico: cinque.


-Ci sono pesone che ti mancano ogni giorno in modo pacato, distribuito durante la giornata, a lento rilascio, così te lo porti dietro con calma. E altre invece che ti mancano in maniera violenta e devi ricordarti a forza che senza loro respiri lo stesso.

-Amo mia nonna infinitamente e piango tutte le volte quando la vedo che mi saluta in silenzio con la mano perchè non riesce più a parlare. Ieri invece mi ha detto " io ho 93 anni, ti ricordi che dicevi sempre che avresti voluto solo me in sala parto e non tua mamma, perchè vuoi che sia io una delle prime persone che tuo figlio vedrà dopo il papà? Ci sarò lo stesso Amore mio, ma non mi vedrà".

-L'amore che dai è tuo, sempre. Se riesci ad amare veramente fai qualcosa di immenso, anche se l'altra persone non ti vuole più. Non tutti sono capaci ad amare. Se invece ci riesci ti porterai per sempre sulle spalle uno zaino pieno di sangue che pulsa. Anche se stai male. Non importa, hai sempre una sacca di sangue da cui poter attingere quando servirà.

-Ci sono persone che ami e che ti amano e saranno tue per sempre e sarai loro per sempre. Si, ma forse in due continenti diversi.

-Non ho mai amato così tanto un uomo.

- Mi piacciono le persone coraggiose. Quelle che combattono.

-Sono sempre andata a riprendermi quello che volevo, inizio a volere qualcuno che riprenda me.

-Non mi sono mai sentita tanto amata. Mai.
Anche se in modo doloroso, sento ogni giorno quanto mi ami.

-Questa cosa mi rende felice, ma mi dispero allo stesso tempo.

-Sei la cosa più preziosa che ho e continuerò a difenderci anche nell'assenza.

-La nostra assenza sarà sempre e solo corporea lontananza.

-Non voglio più andarmene via chiedendo in verità "non te ne andare".

-Perdonami se in questo momento ti cerco in questo modo strano e goffo e oltretutto dentro di te.

-Per la prima volta in 32 anni sono contenta che arrivi l'inverno. Le giornate si accorciano e fa buio presto, questo mi da un senso di riposo, col buio puoi tenere gli occhi aperti, ma non potrai fare nient'altro che provare a stare fermo provando a riposare.
Se mai però tu decidessi di andare via prima, spegni la luce, cosi che io possa imparare a stare al buio.



21 marzo 2012

il mio amore in una scatola di metallo

Io di decidere subito non ero in grado, lui nemmeno.
Non volevo parlarne subito, paura di lui; allora prima di tutto riflettere.
Poi non volevo riflettere, ancora paura, allora ho deciso di non riflettere, almeno di non riflettere subito per non riflettere a caldo, aspettare e lasciare passare un po' di tempo, solo che di tempo ne avevo poco. Da un minuto all'altro eravamo io a non riflettere per conto mio e lui a riflettere per conto suo.
E intanto l'altro cresceva.
Lui ritorna con la sua riflessione: problema 1 l'altro o non l'altro; problema 2 con lei o senza di lei.
Cerca di spiegarmi con l'aria di chi ha ragione qualunque cosa dica, focendomi passare comunque in secondo piano.
"Allora 3 soluzioni: 1 io senza di te e quindi senza l'altro;
2 Io con te ma senza l'altro;
3 io con te e con l'altro."

Ride ed esclude la 1 e la 3, io rimango attonita.
Per lui la soluzione ideale è la 2 ma sa che io la escludo; quindi gli rimane la 1 ma non molla.
Cerca di portarmi verso la 2 con un'abile, secondo lui, ridicola, secondo me, combinazione di senitmenti e di ricatto, cerca di evitare il senso di colpa perchè se lo sente addosso, lo sente perchè mi ci sta portando lui.
Per lui l'altro è sbarre, porta di ferro chiusa a chiave, chiave buttata via, topo in trappola.
Fa un passo avanti esclude la 1 e la 3.
Allora gli racconto cosa vedo io: lui che cammina su e giù e tace, io che sono seduta con gli occhi gonfi e il cuore a tranci, lo sguardo fisso e basso. Oppure sono io che cammino avanti e indietro con le mani sulla pancia e lui è seduto con la testa all'indietro e guarda il soffitto.
Oppure siamo tutte e due seduti e non parliamo, oppure seduti ci scambiamo l'ultima lettera, ma io non leggerò la sua e forse lui butterà la mia per non pensarci più, per non avere quella chiave comunque appesa al collo.
Lui ricomincia.
"La 3 è esclusa, niente, penso solo a palla al piede, gabbia e chiave buttata nel pozzo, porte sbarrate".
Mi ripropone la 2.
Allora gli racconto cosa è per me la 2.
"È un tavolo freddo, l'anestesia e il buio poi io e il sangue a terra, la bacinella, l'aspiratore e fiumi di sangue, il mio piccolo amore messo in una scatola di metallo che mi sembra una grossa scatola di fiammiferi, poi la pattumiera.
Io vuota. Sola con l'orrore.

Gli parlo stupidamente dell'altro.
Gli dico che sarebbe stato bello, che saremmo stati felici, che avrebbe avuto i miei occhi e la sua bocca. Che sarebbe stata l'emozione più bella del mondo, che sarebbe stato la prima cosa completamente e solamente nostra, pura.

"Chi se ne frega del tuo ottimismo, io vedo chiave al collo".

Rido chiedendomi il perchè della mia ridicola speranza, non siamo mai stati d'accordo su niente, ed era qualcosa di troppo profondo.
Lui continua a parlare di se, l'altro è sempre la gabbia.
Io continuo a parlare di noi e della bacinella, lui continua ad insistere con il concetto di muro, di trappola, e l'immagine del mio amore nella scatola di fiammiferi è solo nella mia testa, banali sentimentalismi, io lui e l'altro vorrebbe dire legati per sempre. Per lui inconcepibile.

Gli prendo le mani.
"Perfetto, hai ragione tu in fondo. Lo farò. Ci sarà la bacinella e sangue ovunque, sarò piena di sangue per giorni, mi dormirai accanto e avrò il pigiama macchiato di rosso e sentirai odore di ferro, ma lo farò, non ti criticherò, non ci sarà colpa per te tesoro, in fondo sono io a decidere, basta che tu sia sicuro amore mio bello, sicuro della tua stanza che sarà sempre aperta, senza chiavi, niente trappola e gabbie, niente pozzo, un'uscita di sicurezza sempre pronta. Perchè se tu sei sicuro allora affronterò l'aspiratore e il nostro piccolo amore nella pattumiera. Il mio amore per te nel mio corpo vuoto".

La notte mi sono girata e l'ho osservato nel letto mentre dormiva.
Non si può dormire accanto a qualcuno di cui pensi cose orribili.
L'ho guardato. Lui era un orrore, ma lo sarei diventato anche io.








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permalink | inviato da Alicedentrolospecchio il 21/3/2012 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 marzo 2012

Mattia

Alle tre di notte ho trovato Mattia che scriveva con una bomboletta “STOP” alla fine di una via che da su un incrocio.
“Così la gente lo legge e si ferma, che il cartello è nascosto dagli alberi e non lo nota nessuno.
È un incrocio pericoloso!”
“Ma davvero pensi che le persone si fermeranno vedendo uno STOP scritto a mano?”
“Certo! Perché no?”
“Ahahah assurdo”.

È assurdo, però è così, lui fa tutto per gli altri, anche le cose più bizzarre.
Mattia studia per diventare perfusionista, cioè quello da cui dipende la vita delle persone durante le operazioni importanti; sa così tante cose da poter essere già medico, ma per due volte non ha passato il test di ingresso.
“Purtroppo non riesco a conciliare la medicina e Dio, prima credevo, credevo che esistesse veramente, quando succedeva qualcosa di brutto mi ritrovavo sempre con la fronte poggiata sul pavimento del bagno e lo pregavo di aiutarmi. Non lo ha mai fatto. Ho gli eosinofili alti, il che vuol dire che ho una malattia autoimmune, simile alla leucemia ma meno grave, insomma non sto morendo.
Prima ho chiesto aiuto a Dio. Nulla.
Poi ho chiesto aiuto a tutti gli immunologi che conoscevo. Nulla.
Visto che nessuno mi risponde ho iniziato a fare da solo.”
Dopo aver ripassato per la seconda volta la “P” prende il guinzaglio del mio cane che gli scondizola da mezz’ora, pensando come lui che lo “STOP” sia proprio una buona idea.
Torniamo verso casa.
Mattia ha l’ansia nel pensare che la gente non abbia risposte, non lo sopporta. Ormai difficilmente fa domande per paura che non sappiano la risposta, allora fa da solo, studia ogni cosa su cui possa aver domande.
Ha libri di ricette, di etologia, botanica, fisica e astronomia (che sono le sue passioni), psicologia, anatomia, patologia, teologia, libri su come fare i saponi naturali; forse l’unico libro che non gli ho mai visto nella libreria è come suonare l’oboe (quelli per il pianoforte e la chitarra ce li ha).
Studia e poi ti spiega ogni cosa, studia anche perché i suoi amici non rimangano senza risposta quando gli fanno domande, studia da perfusionista perché è un modo pratico e importante di aiutare le persone.
Arriviamo a casa, mamma ci apre la porta prima che possiamo infilare la chiave, è arrabbiata perché siamo stati fuori fino alle 3 di notte.
Dopo essermi lavata i denti vado a dargli la buona notte.
Apro la porta accostata, la camera è una città dopo il bombardamento, vestiti e libri ovunque, carta e piatti sporchi, spaghetti secchi e una cotoletta che mi sembra un topo per i peli di muffa che ha sopra, le pantofole mi si attaccano alla cocacola rovesciata per terra da giorni, la lampadina è fulminata, c’è solo il computer acceso.
Lui è seduto sul letto, il cellulare in mano, in silenzio, sta piangendo.
La ragazza lo ha lasciato per la centesima volta, o meglio gli ha detto che può scegliere se stare insieme ancora pur sapendo che da camera sua è appena uscito Gianluca.
Mia madre che ha un orecchio bionico lo sente piangere, entra di corsa.
“Sei il solito coglione, ho fatto un figlio coglione, guarda come sei ridotto, ho fatto due figli cretini, ancora che piangi dietro a quella, non mi chieder più niente sa! Ti avevo avvertito, se ti ci rimetti e ti rilascia non mi devi parlare più, io te l’avevo detto, ti sta bene. Studi, studi e poi non so quanto capisci, sei intelligente solo per sapere ma non per saper vivere. Meglio che torni a dormire, io mi devo tutelare ”.
Esce.
Mattia non dice nulla.
Io mi siedo sul letto ma non ho il coraggio di abbracciarlo perché spero non mi chieda nulla, non ho la risposta.






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28 gennaio 2012

Il signor Vini e Oli e la signora delle soglie

Sotto casa c'è un negozio minuscolo con solo una targa "Vini e oli" vecchia di almeno settanta anni. Dentro il negozio c'è un vecchietto minuscolo, vecchio almeno di settanta anni, sempre vestito con un grembiule blu.
È sempre seduto su uno sgabello di legno accanto al bancone, mai dietro, guarda il muro di bottiglie di olio e di vino che arriva fino al soffitto. Ora vende anche Coca cola, acqua, succhi di frutta, birre e qualche alcolico, si è dovuto adeguare ma non gli piace, dice.
Ha i prezzo più alti del normale quindi non ci va quasi mai nessuno visto che con la metà compri la cocacola al supermercato vicino.
È sempre solo. Sempre seduto. Guarda tutto il giorno il muro di vini e oli, non fa nient'altro, non fa niente.
Mi sembra il mio pappagallo.
Seduto su un trespolo tutto il giorno, guarda il mio armadio di fronte alla gabbia, non fa niente.
Davanti al negozio passa sempre una signora.
È sempre molto elegante ma è terrorizzata. Ha il viso contratto, i denti quasi sempre scoperti in una smorfia di dolore, gli occhi socchiusi. Deve avere un grosso problema con le soglie, col "passare oltre".
Se deve salire sul marciapiede fa aventi e indietro almeno 7 volte (contate), mette un piede e poi torna indietro, si volta, stringe forte forte il colletto del cappotto per sforzarsi e poi sale.
Se davanti a lei trova una sedia o qualsiasi altro ostacolo fa lo stesso, ma a volte non ce la fa, è così terrorizzata che la vedi piangere in silenzio, strizza gli occhi per lasciare andare via le lacrime, stringe i pugni e alza il colletto del cappotto con le spalle.
Se l'ostacolo è veramente difficile da superare (ancora non ho capito che scala di valore usi) torna indietro molto, sembra andarsene via, gira l'angolo.
Ma poi la vedi tornare fino a che non ci riesce.
Mi fa una gran pena e una gran paura, mi chiedo cosa le sia successo, è sempre, sempre sola anche lei.
Però c'è da riconoscerle un gran coraggio, o comunque volontà. La puoi vedere in giro per il quartiere ad ogni ora; è sempre in giro.
Si fa forza, si veste elegante, si trucca pure ed esce.

Mi fanno paura sia il signore di "Vini e oli", sia lei.
Mi chiedo sempre: "e se poi finisco così"?
Allora quando vedo la Signora delle soglie davanti al "vini e oli" spero sempre che i due si parlino così magari potrebbero scoprire di avere qualcosa in comune, o magari solo raccontarsi cose che fanno ridere o magari bere un bicchiere di vino insieme, diventare amici e almeno per cinque minuti non stare soli soli, ognuno in un mondo terribile.
Magari anche solo per cinque minuti al giorno tutti i giorni.
Allora la signora delle soglie, avrebbe un motivo in più per salire sul marciapiede, e magari piangerebbe lo stesso, ma solo prima di entrare nel negozio.
E il signore Vini e Oli, invece di guardare sempre il muro di vini, ogni tanto girerebbe l'occhio verso la porta, aspettando di vederla entrare.






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